La difficoltà della canoa è paragonabile a quella dello
sci, o del windsurf, o dell'arrampicata, praticati ad analoghi livelli. Tutti
sports con dei segreti tecnici che è assolutamente necessario apprendere bene
altrimenti non se ne ricava alcuna soddisfazione e si corrono inutili rischi.
Tutti sports, inoltre, che esigono ed insegnano l'autocontrollo, la coscienza
dei propri limiti.
Dato l'ambiente in cui si svolge, l'andare in canoa richiede una buona
confidenza con l'acqua. Per il resto, è alla portata di chiunque abbia una
discreta forma fisica, un po' di costanza e il desiderio di imparare.
Le tecniche da usare in fiumi con corrente ed in mare/lago
hanno molti punti in comune, ma presentano alcune differenze molto importanti.
Queste sono dovute a tre motivi principali:
- Le onde marine provocano innalzamento e abbassamento, ma ben poco spostamento
laterale (salvo in caso di frangente) della canoa. Invece le onde dei fiumi
essendo prodotte dalla corrente provocano spostamenti laterali violenti e assai
variabili da punto a punto. Questo rende molto più facile il rovesciamento in
un fiume, e molto più essenziali l'appoggio e l'eskimo.
- Nei fiumi le manovre devono essere eseguite con precisione e al momento
giusto; anche piccoli errori provocano risultati molto differenti.
- La canoa fluviale, dato che deve poter girare in breve spazio, non mantiene da
sola la direzione; quella da mare/lago la mantiene, ed è quindi più difficile
farla girare rapidamente.
Tecniche comuni:
· Necessità di apprendere l'appoggio ossia la stabilità "dinamica" data dalla pagaia, in aggiunta alla esigua stabilità "statica" data dallo scafo.
· Necessità di padroneggiare bene l' eskimo ossia il raddrizzamento rapido del kayak con un colpo di pala.
· Ottima confidenza con l'acqua e il nuoto, anche in condizioni difficili
· Prudenza e capacità di rinunciare. Sia il fiume che il mare o il lago sono ambienti affascinanti, ma nascondono forze capaci di annientare qualsiasi imbarcazione.
Tecniche specifiche della canoa fluviale:
· Mantenere o cambiare la direzione a volontà e con precisione
· Compensazione preventiva e rapida delle spinte laterali (o meglio, da ogni direzione ...)
· Frenata veloce e in spazi ridotti
·
"Lettura" dell'andamento delle correnti, per poterle compensare
in anticipo
Tecniche specifiche della canoa marina o lacustre:
· Superamento dell'onda frangente
· Comportamento in condizioni di surf, presso spiagge con onde
·
Tecniche di pilotaggio, punto e orientamento
In generale, e con una certa approssimazione, si può dire che chi possiede una
discreta tecnica fluviale non ha grossi problemi in mare o in lago e con diversi
tipi di canoa, salvo l'inesperienza nel valutare il limite di difficoltà e
nell'orientamento; non vale invece il contrario per chi è abituato a pagaiare
soltanto in mare o in lago.
Naturalmente per le imprese di alto livello tecnico è necessaria una solida
esperienza specifica in ciascuno dei due campi.
Per
far muovere il kayak si usa la pagaia a due pale contrapposte, generalmente
angolate a 90°. La lunghezza è di regola compresa fra 2.00 e 2.40 m. La pagaia
più lunga dà maggiore stabilità e velocità ma richiede una muscolatura più
potente. Impugnate la pagaia con entrambe le mani tendendo i gomiti lungo i
fianchi; la distanza tra esse dovrà essere circa la larghezza delle vostre
spalle. L’azione alternata delle pale in acqua, dalla zona
anteriore a quella centrale, parallela all’asse longitudinale della canoa è
quella che permette alla stessa di avanzare in linea retta. La pagaiata
non è solo un movimento per fa avanzare la canoa, ma anche un modo di
stabilizzarla, un movimento che ha anche lo scopo di controbilanciare le altre
forze in gioco, come la corrente, le onde ed il vento.
Per quanto possiate sentirvi sicuri, è importante che nelle prime uscite in
kayak siate accompagnati da un istruttore che possa perfezionarvi nei movimenti,
ma anche suggerirvi gli accorgimenti necessari per pagaiare in sicurezza.
E'
la manovra specifica della pagaia che garantisce la stabilità
"dinamica". Si distinguono:
Appoggio basso ( nella foto): è l’azione che si compie con il dorso della pala, dalla zona posteriore a quella anteriore descrivendo una ampia traiettoria circolare che permette il temporaneo mantenimento di un assetto abbassato o di ristabilire l’equilibrio.
Appoggio alto: è l’azione che si compie con il cucchiaio della pala, dalla zona anteriore a quella centrale descrivendo una traiettoria circolare che permette di ristabilire l’equilibrio.
E'
la tecnica per riportare in assetto normale un kayak dopo un ribaltamento.
Indispensabile per tutti i kayakisti con esperienza, ma anche adatto a chi non
ha mai pagaiato.